RICERCA
La psiche umana galleggia in un oceano di stimoli, immagini, relazioni, pressioni, richiami, suggestioni occulte, allarmi, da cui è continuamente plasmata. Nuove tecnologie, nuovi stili di vita, ridisegnano in ogni momento la nostra esistenza. Nella nostra epoca ciò avviene in modo particolarmente intenso e, per molti versi, con aspetti del tutto nuovi. In questa sezione troverete alcuni studi di grande interesse e importanza per capire questi fenomeni. Certuni non riguardano la bellezza che in maniera indiretta, ma lo stesso determinante. Alcuni studi sono allarmanti, altri incoraggianti. Ognuna di queste ricerche è qui riassunta in breve, ed è offerta come spunto per riflettere.

L'arte aiuta la scuola
In uno studio americano su 25.000 studenti di scuole secondarie, ricercatori dell’Università della California di Los Angeles hanno trovato che gli studenti che erano maggiormente dediti ad attività artistiche come parte del curriculum scolastico (teatro, musica, danza, pittura, coro, scultura, ecc.) aveva un rendimento medio superiore in tutte le materie. Questi studenti inoltre guardavano passavano meno tempo di fronte alla televisione, dicevano di annoiarsi meno a scuola, e partecipavano più della media ad attività di servizio comunitario.
Ruppert S., “Critical Evidence. How the Arts Benefit Student Achievement.” National Assembly of State Arts Agencies, 2006.

Terapia della poesia
Una poetessa americana, Perie J. Longo, ha tenuto dal 1991 sedute di gruppo di scittura e lettura di poesie presso centri psichiatrici. Secondo lei la creazione di poesie ha origine in un “Luogo Segreto” del nostro essere, che è il nostro vero Sé. La poesia è generata in quello spazio, che è spesso trascurato e dimenticato. Scrivere poesia lo riattiva, educa in ogni individuo la capacità di ritornare a quel mondo e lo rimette in contatto con tutto ciò che sente essere buono, bello e integro, rafforzando così il suo senso di identità. Longo fa notare che la parola terapeia significava nell’antica Grecia curare attraverso la danza, la musica, la poesia e il teatro.
http://www.spcsb.org/advoc/poetrytx.html

Potenza del marchio
In uno studio condotto su 63 bambini fra i tre e i cinque anni, è stato offerto del cibo: carote, hamburger, patatine fritte, latte, succo di mela. Il cibo era in un contenitore della McDonald’s oppure in sacchetti senza nessun marchio. Dopo aver mangiato i bambini dovevano dire quale dei cibi era il migliore, anche se in realtà era lo stesso. Le risposte erano in gran parte favorevoli al cibo col marchio, soprattutto nel caso delle patatine, per le quali il 77% dei bambini votava McDonald’s. Il cibo offerto con un marchio conosciuto viene percepito come migliore.
Robinson T., Borzekowski D., Matherson D., Kraemer H., “Effects of Fast Food Branding on Young Children’s Taste Preferences”, Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, 2007; 161(8):792-797.

Leggere ci rende felici
In uno studio sui benefici della lettura si è chiesto ai partecipanti quali attività li rendevano più felici ( essere in buona salute, lo sport, una buona conversazone, guardare la TV, sesso, guidare l’auto, leggere, ascoltare la musica). La lettura ebbe il maggior numero di risposte positive. Gli autori di questa ricerca pensano che la lettura di un bel libro possa rendere una persona felice perchè aumenta la sua capacità di concentrazione, e quindi la protegge da esperiene esteriori spiacevoli e stressanti e da pensieri ansiogeni, e considerano la lettura un’esperienza autotelica, che ciò contiene in sé la sua gratificazione e non viene svolta per uno scopo ulteriore.
Van Peer W., Mentjes A., Auracher J., Does Reading Literature Make People Happy?

Il sollievo della musica
In una ricerca presso l’università di Alzahra a Teheran si sono fatte ascoltare le sonate per piano n.3 e 5 di Beethoven a 56 soggetti depressi per 15 minuti due volte la settimana in una stanza priva di altri stimoli. La loro depressione (misurata con la Standard Beck Depression Scale) è diminuita considerevolmente. La musica è stata usata da musicoterapeuti iraniani con successo anche nel trattamento del dolore postoperatorio, nelle prestazioni accademiche di bambini con difficoltà scolastiche, nella cura di pazienti dopo un ictus, per i malati di Alzheimer.
Abdollahanjad, R. (2005) English abstracts of the 4th Congress on Music Application in Mental and Physical Health 26th-29th 2004 May in Tehran, Iran. Music Therapy Today (online) Vol. VI, Issue 1 (February ), p.96-112.

La natura favorisce la concentrazione
In uno studio condotto all’università di Uppsala in Svezia, Terry Hartig ha chiesto ai partecipanti di svolgere alcuni compiti noiosi che richiedevano la loro attenzione. Poi un terzo dei partecipanti scelti a caso è stata invitata a fare una passeggiata nel verde in una riserva naturale, un terzo a camminare in un’area urbana, e l’altro terzo ad aspettare in una camera leggendo riviste e ascoltando musica. Tutti quanti i soggetti venivano poi invitati a svolgere un lavoro impegnativo di correzione di bozze. Quelli che erano stati in contatto con la natura riuscivano meglio degli altri e inoltre provavano più emozioni positive.
Clay R., “Green is Good for You”, Monitor on Psychology, Vol. 32, No.4, 4 aprile 2001.

Il rumore fa male
Lo psicologo Gary Evans della Cornell University ha studiato l’effetto dei rumori di aerei sul rendimento scolastico dei bambini. Gli allievi di una scuola nelle vicinanze di un aeroporto soggetti continuamente al rumore di aerei che volavano a bassa quota avevano un punteggio più basso del 20% in test di riconoscimento delle parole. Evans ha anche studiato l’effetto di conversazioni e altri rumori abbastanza leggeri in ufficio su alcuni impiegati. Le loro prestazioni diminuivano, lo stress aumentava.
Evans, G.W., et. al. (1995). “Chronic noise and psychological stress”. Psychological Sciencevol. 6, 6, p.333-336.

Il neuromarketing è alle porte
Finora gli esperti di marketing, per conoscere l’efficacia di una pubblicità, di un’immagine, di un marchio, dovevano ricorrere a questionari. Questo è un metodo poco affidabile perchè i soggetti possono danno risposte imprecise e non sempre veritiere. Con le nuove tecnologie di brain imaging, grazie alle quali si può visualizzare in tempo reale la risposta del cervello a un determinato stimolo, si può studiare con precisione l’efficacia delle tecniche di marketing. Si possono studiare metodi per stimolare, ad esempio, l’amigdala, un’area del cervello che ha specificamente a che fare con le emozioni. Varie aziende stanno cercando di avvantaggiarsi con questi metodi, che sollevano sospetti di manipolazione e quindi problemi etici, come già a suo tempo la persuasione occulta.
http://neuromarketingresearch.com

Dipendenza da cellulare
Il telefono cellulare può generare dipendenza. E’ spesso sentito come un’appendice del proprio appararto sensoriale, un mezzo irrinunciabile per tenere viva il contatto continuo con gli altri. In linea di principio questa è una novità positiva, ma è facile esagerare. Hans Geser, uno psicologo dell’ Università di Zurigo, ha esaminato più di cento ricerche scientifiche sul cellulare dal punto di vista psicologico e sociologico.Ha concluso mettendo in guardia dal pericolo che il cellulare funzioni come un “ciuccio per adulti” – una risorsa facile e sempre disponibile per confortare se stessi e anestetizzare qualsiasi emozione di ansia o depressione :”L’esistenza umana è arricchita dal desiderio e dalla nostalgia, da esperienze di insicurezza ansiosa riguardo a ciò che gli altri stanno facendo. I cellulari tendono a livellare queste oscillazioni emotive, rendendo gli addii meno drammatici perchè possiamo sempre rimanere in contatto ed eliminandoil brivido e l’estasi del rivedersi”.
Carlin Flora, “MoodTools: High-Tech Tethers”, Psychology Today, gennaio-febbraio 2007.

Bellezza e altruismo
In una ricerca su 646 soggetti ambientata in una palestra universitaria, si suonavano musiche sgradevoli oppure serene durante l’esercizio fisico. In seguito a ognuno dei partecipanti veniva chiesto di andare a distribuire volantini in favore di una (fittizia) società di beneficenza. Quelli che avevano sentito la music più rasserenante si offrivano come volontari in maggior numero rispetto a quelli che avevano ascoltato la musica sgradevole.
North A., “The effects of Music on Helping behavior”, Environment and Behavior, Vol. 36, No.2, 266-275.

Cantare in coro fa bene
In una ricerca su 600 soggetti i risultati sono stati che cantare in coro porta a un miglioramento dell’umore, una maggiore qualità della vita, maggiore felicità, riduzione di stress, e benessere emotivo. Altri studi mostrano anche benefici per la salute fisica.
Clift S., Hancox G., Morrison I., Hess B., Kreuts G. Stewart D., “Chortal Singing and Psychological Wellbeing”, International Symposium of Performance Science, 2007.

La natura ci guarisce
I pazienti di un’operazione di colecistectomia in un’ospedale della Pennsylvania sono stati suddivisi in due categorie: alcuni offrivano una vista su uno scenario naturale, altri invece no. I pazienti la cui camera aveva una vista dello scenario naturale avevano un decorso postoperatorio più veloce, facevano meno commenti negativi (secondo le annotazioni delle infermiere), e usavano meno analgesici.
Ulrich,R., View Through a Window May Influence Recovery from Surgeery, Science 27 aprile 1994.

Bellezza e longevità
In una ricerca svedese su 3793 soggetti adulti fra i 25 e i 74 anni in un periodo di 9 anni si è scoperto che maggiore era la loro frequentazioni di eventi culturali (cinema, teatro, concerti, esposizioni e musei), migliore era la loro percezione soggettiva della propria salute. In un altro studio, la frequentazione di questo tipo era correlata con una maggiore longevità – le persone che presenziavano raramente a eventi culturali avevano il 60 % in più di probabilità di morte.
Johansson S., Boinkum B., Bygren L., “Sustaining Habits of Attending Cultural Events and Maintenance of Health: a Longitudinal Study”, Health Promotion International, Vol. 16, No.3, 2001.

La vitamina verde
In uno studio su 337 bambini dalla terza alla quinta elementare, la psicologa Nancy Wells della Cornell University ha scoperto che più era il verde che i bambini vedevano – piante in casa, alberi visti alla finestra, cortile con l’erba invece che con il cemento – e più i bambini erano capaci di affrontare le difficoltà della vita. In un altro studio aveva scoperto che più la natura è presente nella vita dei bambini, maggiore è la loro capacità di attenzione (longer attention span).
Wells, N., “At home with nature: effects of greenness on children's cognitive functioning”. Environment and Behavior, 32 (6), 775-795.